Tenendo conto del crescente diffondersi della metodologia esperienziale nella formazione aziendale, occorre puntualizzare alcune differenze e i fattori chiave da presidiare per massimizzare la sua efficacia.
Outdoor training e formazione esperienziale: pericoloso confondere l’outdoor con la formazione esperienziale come se fossero sinonimi. La formazione esperienziale è un approccio metodologico generale che comprendere tutta una serie di modalità di cui l’Outdoor è un esempio. E’ preferibile utilizzare il termine Outdoor per descrivere un contesto ambientale (all’aria aperta) piuttosto che una metodologia. La formazione esperienziale può, a seconda del tipo di attività metaforica utilizzata, svolgersi in un contesto indoor, outdoor o misto.
Formazione esperienziale, animazione, incentive, eventi, survival, vacanze ... : si è creata molta confusione soprattutto rispetto alle finalità di certe attività. Si tende a scegliere singole attività (per esempio una rappresentazione teatrale) dimenticandosi che la stessa può essere progettata e gestita con modalità molto diverse a seconda dell’obiettivo che ci si pone. Azienda, formatori e partecipanti devono quindi avere ben chiari gli obiettivi di fondo dell’intervento sin dall’inizio per non correre il rischio di realizzare attività, magari divertenti e di “apparente” successo, ma che non hanno centrato gli obiettivi formativi.
“Forte è bello!”: spesso vengono proposti programmi con attività estreme (rafting, camminata sui carboni ardenti, ecc.), con l’obiettivo di stimolare forti emozioni e stupire, dimenticando che in realtà la soglia dell’area di comfort è estremamente soggettiva e che il vero obiettivo è facilitare l’apprendimento e il cambiamento.
Azione e riflessione: pericoloso far prevalere eccessivamente la dimensione agita sui momenti di osservazione, riflessione, rielaborazione, decodifica della metafora, sistematizzazione e trasferimento dell’apprendimento. È importante non dare per scontato che l’azione di per sè, anche se progettata bene, si traduca automaticamente in apprendimento. E’ ovvio che qualsiasi azione porta con sè una qualche forma di apprendimento individuale (“life is learning”) ma non vanno mai dimenticati gli obiettivi formativi per cui l’intervento formativo è stato progettato. La qualità del debriefing al termine dell’azione è fondamentale.
Sicurezza: è essenziale presidiare la sicurezza nelle attività esperienziali valutando, minimizzando od eliminando i reali rischi. La prevenzione va indirizzata ai diversi tipi di rischio possibile (contesto/ambiente, attrezzature, dinamiche interpersonali) già in fase di progettazione e preparazione delle attività (sicurezza passiva) ma anche in fase di conduzione e facilitazione (sicurezza attiva).
Gioco: attività troppo banali o eccessivamente ludiche posso causare cadute di interesse, scetticismo e venir confuse con attività di animazione e di “vacanza”.
Numero dei trainer: le attività esperienziali richiedono la gestione di più variabili da parte del trainer (didattica, attrezzature, sicurezza, location, ecc....) ed è quindi consigliabile servirsi di più formatori oppure affiancare il formatore ad un esperto “tecnico” per il supporto organizzativo.
Presenza della committenza: la formazione esperienziale rappresenta una metodologia che mette maggiormente in gioco i partecipanti (“testa, cuore e pancia”) e quindi la presenza di osservatori aziendali non partecipanti può creare dei blocchi all’apprendimento e deve essere valutata attentamente. Diversa è la questione se i rappresentanti aziendali dimostrano di mettersi in gioco partecipando alle attività come i loro collaboratori.
Tempi: nella formazione esperienziale il tempo “non basta mai”. E’ preferibile concordare con la committenza un numero di attività contenuto a vantaggio di debriefing più approfonditi e meno frettolosi e di una più agevole gestione dei eventuali imprevisti.
Riassumendo, l’efficacia della formazione esperienziale, in termini di risultati e competenze acquisite, è favorita da:
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Chiarezza degli obiettivi formativi | |
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Professionalità dei trainer come facilitatori ed esperti dell’apprendimento degli adulti | |
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Coordinamento e sintonia dello staff | |
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Caratteristiche del programma (qualità delle attività proposte, loro coerenza rispetto alle metafore scelte, sequenza didattica, flessibilità e possibilità di adattamento al contesto) | |
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Presenza e qualità dei debriefing al termine delle singole attività, per la traduzione dell’intervento formativo in apprendimento | |
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Caratteristiche dell’organizzazione complessiva (gestione dei tempi, scelta della location) | |
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Presidio della sicurezza | |
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Coinvolgimento e partecipazione attiva dei partecipanti |